L’estinzione del tilacino

La vicenda del Tilacino è istruttiva perché narra la scomparsa di una specie avvenuta in tempi recenti. La ricostruzione storica degli avvenimenti, favorita da studi sui resti dell’animale e sull’ambiente in cui viveva, dimostra che l’estinzione del Tilacino è stata opera dell’uomo e delle sue paure.

 

Il tilacino era un grande carnivoro simile ad un lupo che viveva in gran parte dell’Australia e in Papua Nuova Guinea. Era stato soprannominato lupo di Tasmania, ma la sua somiglianza con i lupi era solo superficiale, perché lupi e tilacini non discendono direttamente da un antenato comune. La loro parentela è lontana e risale all’origine dei mammiferi. Possiamo dirlo perché il tilacino è in realtà un mammifero marsupiale.I suoi parenti prossimi sono gli altri marsupiali australiani ed in particolare quelli carnivori come il diavolo della Tasmania e le varie specie del genere Dasyurus.

Quando gli esploratori inglesi sbarcarono in Australia, il tilacino si era già estinto. A testimonianza della sua antica presenza in quel continente rimanevano i resti fossili e alcuni dipinti degli aborigeni sulle rocce. Non possiamo sapere con certezza il motivo dell’estinzione del tilacino in Australia, ma è probabile che sia stata una diretta conseguenza della colonizzazione dell’uomo, giunto nel continente attraverso l’arcipelago indonesiano circa 40.000 anni fa.

Il tilacino ha seguito la sorte di molti grandi predatori che sono stati perseguitati dagli umani e che ne hanno subito la concorrenza sulle prede. Riguardo a quest’ultime è possibile che abbia influito anche la competizione con i dingo, cani domestici introdotti dagli aborigeni e che nel frattempo erano tornati allo stato selvatico.

I coloni inglesi arrivarono nell’isola di Tasmania all’inizio dell’Ottocento e vi trovarono l’ultima popolazione di tilacini, sopravvissuta forse perché in quell’isola non ci sono mai stati i dingo. Anche l’incontro con gli uomini europei non fu fortunato per il tilacino. Esso era considerato una minaccia per le pecore e i proprietari terrieri offrivano taglie per la sua cattura. La sua reputazione di uccisore di bestiame era stata sicuramente esagerata dall’antica diffidenza dell’uomo verso tutti i grandi predatori: in Europa i lupi e gli orsi avevano già pagato a caro prezzo questo pregiudizio nei loro confronti. Studi sull’anatomia della bocca del tilacino e il ritrovamento di resti di piccoli erbivori, associati in caverne a resti di tilacini, suggeriscono invece che si nutrisse prevalentemente di piccoli animali e che fosse un cacciatore solitario.

In pochi decenni l’uomo aveva modificato il suo habitat naturale per fare spazio alla pastorizia ma lo aveva anche sterminato indiscriminatamente. Così, la popolazione di tilacini si ridusse sempre di più: l’ultima uccisione di cui si ha notizia avvenne nel 1930, l’ultimo esemplare in cattività, una femmina di nome Benjamin, morì in uno zoo nel 1936.

L’estinzione è un fatto naturale, la successione dei fossili ci dice che le specie durano mediamente da 1 a 10 milioni di anni. È anche vero che il ritmo delle estinzioni è aumentato molto negli ultimi anni. I dati indicano che rischiamo di andare verso la sesta grande estinzione globale nella storia della Terra e le cause sono riconducibili ad un’unica specie: Homo sapiens.